Deep Web

Era l’Amazon del Deep Web, il website Silk Road, un e-commerce attivo dal Febbraio 2011 fino all’Ottobre 2013, quando l’FBI è riuscito a chiuderlo e ad arrestare quello che ne sarebbe stato il creatore ed amministratore: Ross Ulbricht.

deep web documentary

Il documentario “Deep Web” racconta la storia, poco trasparente, che ha portato all’arresto ed alla condanna all’ergastolo di Ulbricht, il fondatore di Silk Road. Secondo le indagini sarebbe lui l’uomo che si celava dietro lo pseudonimo di Dread Pirate Roberts.

E’ un giovane brillante Ross. Di formazione scientifica, avrebbe inizialmente provato ad aprire un negozio di libri. Fallisce. Si appassiona di teorie filosofiche ed economiche libertarie. Il Deep Web appare, a lui come a molti altri, un territorio libero dal controllo e dalla violenza dello Stato.

Nel marzo 2013, Silk Road aveva 10.000 prodotti in vendita: stimolanti, psichedelici, oppiacei, ecstasy, cannabis, steroidi, ed anche patenti di guida false. Ma era un sito
con i suoi principi morali: vietata la vendita di pornografia infantile, oggetti rubati, carte di credito, servizi di killer e armi di qualsiasitipo. L’accesso al sito avveniva mediante TOR, The Onion Router, il sistema opensource chepermette di condurre comunicazioni anonimein rete, proteggendo la privacy degli utenti. Gli scambi economici avvenivano mediante la moneta elettronica Bitcoin.

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Nel documentario, alcuni testimoni osservano che se tutto il mercato della droga si spostasse online, dai vicoli malfamati scomparirebbero sparatorie ed accoltellamenti. Forse diminuirebbero i casi di morte per droghe tagliate male: gli utenti di Silk Road potevano avere un maggiore controllo sull’offerta grazie alle recensioni che gli altri utenti lasciavano sui prodotti da loro acquistati.

Ma viene anche osservato che la guerra alla droga ha generato un’enorme macchina burocratica statale per la quale, paradossalmente, è essenziale che la guerra continui come sempre, altrimenti verrebbe meno la sua principale ragione d’essere. Viene anche lasciato intendere che l’FBI non avrebbe svolto un’indagine da manuale, muovendosi all’ombra di tecniche informatiche illegali quanto quelle usate da chi viene poi arrestato e condannato.

Per esempio, non è chiaro come siano entrati in possesso del database del sito. Un agente dell’FBI ha persino subito l’arresto per aver trafugato circa 800.000 mila dollari in Bitcoin dalle casse di Silk Road. Era nel team che ha portato alla sua chiusura. I familiari di Ross ancora lavorano perché sia fatta giustizia, così come la cercano, ed è possibile supportare la loro causa tramite il sito Free Ross.

Ulbricht family, San Francisco, two weeks before Ross's arrest (https://freeross.org/)

Ulbricht family, San Francisco, two weeks before Ross’s arrest (https://freeross.org/)

Al netto della simpatia per i libertari anarchici del Web, il documentario solleva un problema più generale: nell’era digitale esistono ancora confini che lo Stato è tenuto a rispettare per mantenere l’ordine stabilito? La privacy e la libertà individuale sono in pericolo? Nell’anonimato della rete possono avvenire operazioni illegali, certo, ma questo giustifica la colonizzazione della sfera privata da parte dei dispositivi dicontrollo statale? Forse, sembra suggerire il documentario, chi cerca soluzioni per rendere invisibili le proprie operazioni online, anche se per scopi illegali, nello stesso tempo crea un bagaglio di conoscenza che potrà, presto, permettere di salvaguardare la privacy e la libertà personale in un mondo digitale incui ogni movimento può essere tracciato.

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Il programma di sorveglianza globale implementato dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti (Nsa) e portato alla luce da Edward Snowden ci dice che lo scenario non è poi così irreale.