Non appena un nuovo presidente si insedia e fa il suo discorso inaugurale, ecco fioccare le analisi. Non sarò io a sottrarmi! Ecco quindi cosa emerge confrontando il discorso inaugurale di Trump (2017) con quello di Obama (2009).

In questo micro-studio (condotto tra il serio e il faceto) utilizzo LIWC (2015), lo strumento di analisi psico-linguistica più convalidato e usato nel settore. Qui considero solo 4 indici sintetici: pensiero analitico, sicurezza, autenticità e tono emotivo. L’analisi si basa sul conteggio di alcune particolari parole che lo psicologo James W. Pennebaker e la sua equipe, nel corso di molti anni di ricerca, hanno individuato, studiato e associato ad alcuni tratti psicosociali.

Per cogliere più chiaramente la particolarità dei discorsi pronunciati dagli uomini più potenti del mondo, li confrontiamo a loro volta con un campione di linguaggio naturale in lingua inglese. Il profilo del linguaggio naturale è quello proposto da James W. Pennebaker, ed è calcolato su 3232 files di 2174 parlanti, per un totale di 2.556.446 parole.

Ecco di seguito cosa emerge confrontando il discorso inaugurale di Trump con quello di Obama:

Inutile ragionarci troppo sopra!

Il discorso inaugurale di Obama rivela un pensiero più analitico e formale, logico e strutturato (6,03 punti percentuali in più rispetto a quello di Trump), mentre quello di Trump, all’opposto, rivela un pensiero più narrativo, intuitivo, istintivo. Certo, l’occasione richiede un livello di formalità spiccato in entrambi i casi, rispetto al linguaggio di strada. Ma in tempi come i nostri non è poi cosa da dare per scontata! Ad ogni modo, il discorso inaugurale di Trump ha in assoluto il punteggio inferiore per questa dimensione rispetto ai discorsi inaugurali di tutti (tutti!) i precedenti Presidenti degli Stati Uniti d’America e questo dovrebbe forse lanciarci un segnale d’allarme…

Meno logico… ma più positivo!

Il discorso di Trump, nonostante il volto spesso corrucciato con cui appare in fotografia, è un po’ più positivo di quello di Obama: ben 11,47 “punti percentuali di positività” in più. L’uomo della strada non parla molto diversamente (quello in automobile, invece, potrebbe ottenere un punteggio un po’ più basso).

Tenere i redini della Nazione

È guardando il livello di autorevolezza delle parole pronunciate, però, che emerge il temperamento del Presidente degli Stati Uniti d’America. Certo, guidare una grande nazione richiede fermezza e proprio la fermezza emerge chiaramente nelle parole sia di Obama che di Trump. Trump sembra anzi un pochino più deciso di Obama. Poca cosa (il 3,52%) rispetto a quanto sono entrambi più sicuri del titubante uomo della strada. Basti pensare che la media del linguaggio naturale per questa dimensione è di circa 55 punti percentuali e il discorso inaugurale di entrambi i Presidenti si assesta intorno ai 95.

Un discorso sincero e credibile. Proprio come quello di Nixon!

Che senso d’autenticità emerge dalle parole dei due Presidenti? Trump appare più genuino (l’8,3% più genuino, per essere precisi) rispetto ad Obama, un po’ più sincero, aperto, personale, credibile, almeno nelle parole che sceglie per presentarsi alla Nazione. Genuino, dunque, oppure più convinto di ciò che sta dicendo (fossero anche frottole!). Anche Nixon, effettivamente, fece un discorso inaugurale davvero genuino! Non per mettere pulci nell’orecchio, ma è bene dire che i migliori ingannatori sono coloro che sanno ingannare anzitutto se stessi. Ad ogni modo, in questo campo nessuno batte l’uomo della strada, che parla come mangia e non ha nessun pelo sulla lingua.

Il Dalai Lama sembra aver detto: “Condividi la tua conoscenza. È un modo per raggiungere l’immortalità”. Non so se sia vero e di certo non lo posso garantire, ma se hai trovato l’articolo utile e interessante puoi condividerlo con uno dei pulsanti qui sotto. Grazie per la lettura!