Il veganismo appare essere in ascesa, forse ben oltre le aspettative, così, anche la stampa e i media vi dedicano una considerevole attenzione. Ho svolto una ricerca sociologica per indagare la rappresentazione del veganismo sulla stampa online e fare un po’ di luce sul rapporto (conflittuale?) tra mondo giornalistico e animal-free. Vediamo cosa è emerso.

Figura 1 - Frequenze degli articoli positivi, negativi e neutri per anno

Cos’è il veganismo?

Ma cos’è, anzitutto, il veganismo? Qual’è il significato del termine? L’etimologia di “veganismo” va ricercata in Inghilterra al momento della fondazione della Vegan Society da parte di Donald Watson, nel Novembre 1944: in questa data inizia la storia del veganismo.

Forse il significato di veganismo potrebbe non essere immediatamente chiaro, ma in realtà termine non è altro che una contrazione di Vegetarianism: Veg(etari)anism. Si tratta di una contrazione carica di significato dal momento che indica che la pratica vegana è concepita come l’inizio e la fine del vegetarianismo, ossia come il coerente esito di una scelta vegetariana volta alla difesa della vita animale.

Cerchiamo di capirne di più…

Etica e dietetica

Non solo una dieta, il veganismo è anzitutto una pratica etica volta al rispetto della vita degli animali, ma anche del pianeta e certo, mirata altresì alla salute personale. Tuttavia, è la spinta etica a caratterizzare il veganismo e non la sua dieta: quest’ultima non è che un coerente riflesso della filosofia animalista sottostante.

Se volete approfondire il tema, qui potete leggere un saggio in italiano relativo al veganismo, all’animalismo e all’ambientalismo che ne chiarisce la forte radice etica e fa un po’ di luce sulla storia del veganismo e degli altri movimenti animalisti e ambientalisti. Ma per capire la prospettiva vegana in modo immediato e intuitivo, è altrettanto efficace una puntata dei Simpson intitolata “Lisa la vegetariana”, una puntata storica, scritta con la collaborazione di Paul e Linda McCartney. Vi invito a dedicare un minuto a questo spezzone (e a guardare anche l’intera puntata quando potete!).

La diffusione del veganismo porta con sé l’attenzione dei media, che talvolta sembrano non promuovere un’informazione accurata. Ho svolto quindi una ricerca sociologica per indagare la rappresentazione del veganismo sulla stampa online e fare un po’ di luce sul rapporto (conflittuale?) tra mondo giornalistico e animal-free. Vediamo cosa è emerso.

L’inchiostro digitale è vegano?

Attraverso una ricerca sociologica condotta con metodi e tecniche digital e tradizionali, ho indagato la rappresentazione del veganismo sulla stampa online, coprendo 10 anni di pubblicazioni comparse sui principali quotidiani nazionali. 

Il paper tratto dalla ricerca, pubblicato sulla rivista scientifica Cambio. Rivista sulle Trasformazioni Sociali (issue: Anno VI, Numero 11/Giugno 2016) potete leggerlo, scaricarlo e condividerlo gratuitamente a questo link. Il suo titolo è: “L’inchiostro digitale è vegano? La rappresentazione del veganismo sulla stampa“.

La ricerca

Sono stati raccolti circa 200 articoli pubblicati sulle principali testate nazionali tra 2005 e 2015: quelli nel cui titolo compariva il termine vegan, vegano, veganismo e keyword simili. Applicando adeguate tecniche di web-scraping (R software), i testi degli articoli sono stati scaricati per essere analizzati. Nella ricerca è stato fatto uso anche di altri software quali-quantitativi per l’analisi statistica dei dati testuali (LIWC e TXM).

Ricorrendo a criteri specifici, ricavati anche dallo studio della letteratura sull’argomento, gli articoli sono stati letti e classificati secondo due dimensioni principali. La prima è il tono generale adottato in relazione al veganismo (positivo, negativo e neutro). La seconda è il tema principale con cui il veganismo è messo in relazione (animalismo, salutismo o ambientalismo).

Sulla base di queste classificazioni ho svolto un’ampia analisi e una serie di riflessioni in cui affronto diversi aspetti sociologici del veganismo. Aspetti non solo legati ai casi dei “bambini vegani” e non privi di possibili conseguenze sul movimento vegano e sulla vita personale dei vegani.

Vi invito a leggere di persona la ricerca, di cui vi anticipo alcuni dati.

Una stampa ostile?

La ricerca fa emergere un panorama giornalistico non del tutto favorevole al movimento vegano, ma nemmeno del tutto ostile. Una ricerca analoga, condotta sulla stampa anglosassone del 2007, aveva rilevato un giornalismo nettamente più avverso al veganismo. Sulla stampa inglese del 2007 gli articoli “avversi” al veganismo erano il 74,3%, mentre nel nostro caso sono il 38,3%.

Sono stati classificati come positivi, negativi e neutri, rispettivamente il 38,3%, 37,3% e 24,4% degli articoli.

Mediamente, gli articoli negativi sono inferiori sia a quelli trovati, nell’anno 2007, sulla stampa anglosassone, ben il 74,3% del totale (Cole, Morgan 2011), sia a quelli individuati nell’anno 2007 e 2012 sulla stampa australiana, rispettivamente il 46% ed il 45% del totale (Helen, Ragusa, Crampton 2014); gli articoli positivi sono invece il 38,3% di questo corpus e solo il 5,5% della stampa inglese (2007), il 18% ed il 12% della stampa australiana (rispettivamente 2007 e 2012). (Righetti N, 2016, p. 185)

Stampa generalista e specializzata

Va tenuto presente che questi dati sono relativi agli articoli analizzati, che sono solo una parte di tutta la stampa online. Si tratta tuttavia di una parte significativa: sono gli articoli specificatamente dedicati al veganismo dalla stampa nazionale generalista. 

Accanto a questa si trovano una miriade di siti e riviste specializzate, blog personali, e anche blog esplicitamente dedicati al veganismo ospitati da testate importanti. Per esempio da Il Corriere, che è stato il primo giornale nazionale ad ospitare un blog sul veganismo, come mi ha raccontato la giornalista che lo ha creato nel corso di uno stimolante dialogo.

Ma qui vogliamo osservare l’immagine del veganismo che emerge dalle pagine generaliste: quelle che più probabilmente arrivano al lettore comune. Questo non sempre sa cosa sia esattamente “il veganismo”. Rispetto ad un lettore più consapevole, che si rivolge anche alla stampa specialistica per approfondire il tema, il primo ha più da guadagnare e da perdere dalla buona informazione e da quella meno buona.

Bambini vegani e star pentite

«Follia a Belluno. I genitori vegani impongono la dieta al figlio, e ora il bimbo rischia di morire» (Il titolo di un articolo)

Gli articoli negativi, comunque, non mancano. Titoli come quello qui sopra, relativi a casi di bambini “vegani” ospedalizzati, compaiono più spesso a partire dal 2014, così come si leggono più frequentemente dichiarazioni di star che abbandonano il veganismo (non sempre tale?) in seguito a problemi di salute. In questi ultimi anni il fenomeno vegan va crescendo e questo spiega, almeno in parte, la crescente attenzione dei media per casi di cronaca che vengono associati (talvolta forzatamente?) al fenomeno, allo scopo di dar loro maggiore risalto.

«“Essere vegana mi stava uccidendo. Ora mangio senza restrizioni”» (Il titolo di un altro articolo)

La tabella in Figura 1 mostra l’andamento degli articoli positivi, negativi e neutri nel corso degli ultimi anni. Nel 2014 si manifesta un’impennata degli articoli negativi, legati a temi come quelli appena citati, ma va sottolineata la presenza di un trend in costante e regolare crescita degli articoli positivi e neutri. 

Figura 1 - Frequenze degli articoli positivi, negativi e neutri per anno

Figura 1 – Frequenze degli articoli positivi, negativi e neutri per anno (Righetti N, 2016, p. 186)

La retorica della redenzione

Trovo che uno degli aspetti interessanti emersi dall’analisi sia la caratteristica prospettiva (o frame) dalla quale vengono raccontate alcune storie, specialmente di coloro che escono dal movimento vegano. Esse infatti risuonano talvolta secondo quella che ho definito la “retorica della redenzione”.

La “retorica della redenzione” tradisce la presenza di una prospettiva essenzialmente antropocentrica, ossia di una prospettiva che mette al primo posto l’uomo e considera gli animali come esseri che possono essere usati, di diritto, per il benessere dell’uomo. Si tratta di storie in cui il vegano, ormai “ex”, si accorge che è giusto mettere il proprio bene, i propri desideri e presunte necessità, prima di quelli degli animali. Una ri-conversione ai principi della cultura dominante, quindi.

[la] “retorica della redenzione” […] sembra rimettere nella giusta prospettiva il rapporto tra uomo e animali: «Quando […] è arrivato il primo omogeneizzato alla trota, Filippo l’ha divorato con un sorriso. E i genitori guardandolo si sono quasi commossi. “Avremo rimorsi, ma adesso abbiamo capito”»

«[…] ha deciso di smettere di domandarsi cosa fosse eticamente corretto nei confronti degli animali, concentrandosi su quello che richiedeva il suo organismo»

Salute, benessere degli animali e dell’ambiente

Si dice che il veganismo faccia bene alla salute, agli animali e all’ambiente. Queste tre aree dall’etica vegana sono centrate su valori diversi tra loro. Viene dunque da porsi una domanda: come cambia il modo in cui si parla di veganismo quando quest’ultimo è considerato, prevalentemente, come una pratica salutare, oppure animalista o ecologica?

Dai dati analizzati emerge che il maggior numero di articoli negativi è relativo al veganismo come pratica che ha ricadute (negative) sulla salute, in  particolare su quella degli ormai famosi “bambini vegani”, ma anche degli adulti (vedi le dichiarazioni delle star pentite), mentre quando il veganismo compare in un contesto animalista la situazione cambia.

Figura 2 - Articoli positivi, negativi e neutri per categoria (Righetti N, 2016, p. 187)

Figura 2 – Articoli positivi, negativi e neutri per categoria (Righetti N, 2016, p. 187)

Di veganismo come pratica prettamente ecologista, invece, si parla meno. L’ecologismo compare, da questo punto di vista, come un valore accessorio ai precedenti, più che come un’area indipendente. Per ulteriori approfondimenti e chiarimenti su queste variazioni, vi rinvio al mio paper.

In generale, comunque, salute, ambiente e benessere degli animali sono diventate la bandiera dell’identità vegana, per cui questi valori compaiono spesso associati tra loro. Ciò si riflette anche nelle correlazioni tra i termini presenti nei testi analizzati.

Tabella 2 - Termini correlati con i lemmi salute, ambiente e animale (Righetti N, 2016, p. 186)

Tabella 2 – Termini correlati con i lemmi salute, ambiente e animale (Righetti N, 2016, p. 186)

“Bad news is good news”

Il fatto che il veganismo sia rappresentato in maniera negativa soprattutto in relazione alla salute può rappresentare un problema per il movimento vegano. Infatti, la salute è un valore a cui tutti sono sensibili, a differenza dei valori animalisti e ambientalisti. Pertanto, le notizie che rappresentano il veganismo come una minaccia per la salute, rischiano di toccare nel vivo la generalità dei lettori, e di avere così una maggiore risonanza rispetto alle notizie positive relative al veganismo come pratica animalista, ecologica, ed anche salutare, che pure non mancano. Le persone, si aggiunga, sono in genere più sensibili alle notizie negative, rispetto a quelle positive. Non a caso, un motto del giornalismo anglosassone (ma vale anche da noi) recita: “bad news is good news”, “le brutte notizie sono buone notizie”.

Ci sarebbe ancora molto da dire. Se volete approfondire, potete trovare molti altri dati e osservazioni nel testo della ricerca a questo link.

 

Il Dalai Lama sembra aver detto: “Condividi la tua conoscenza. È un modo per raggiungere l’immortalità”. Non so se sia vero e di certo non lo posso garantire, ma se hai trovato l’articolo utile e interessante puoi condividerlo con uno dei pulsanti qui sotto. Grazie per la lettura!